Unione Italiana Ciechi ONLUS
Sezione Provinciale di
Taranto

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LA MENTE CANCELLA I LIMITI DEL CORPO.

La mente cancella i limiti del corpo.

DA: LA STAMPAweb
del 22/3/2006, Sezione: Tutto Scienze.


di: Enrico Donegani.


   QUESTI non sono sport per disabili, ma sport praticati da disabili". E' una delle osservazioni fatte a proposito dei Giochi Paralimpici, che si tennero per la prima volta a Roma nel 1960 e la cui ultima edizione si è appena conclusa a Torino: in realtà in queste discipline esistono evidenti adattamenti alle esigenze degli atleti e, anzi, alle esigenze delle diverse categorie di disabilità in cui sono suddivisi. Se in linea di massima le regole generali sono le medesime dello sport originale, sono modificati alcuni aspetti e introdotti elementi tecnologici, in alcuni casi esasperati, per consentire di eseguire la prestazione sportiva. Non potrebbe essere altrimenti. Impossibile praticare il fondo per un disabile della categoria LW 10-12 (atleti con vari gradi di paraplegia o amputati di entrambi gli arti inferiori senza protesi), se non con una slitta. Ed è altrettanto impossibile sparare a un bersaglio per un atleta non vedente (categoria B) senza l'uso di armi corredate di occhiali elettro-acustici con un sistema di mira optronico. E che dire degli atleti LW 5-7 (privi dell'uso degli arti superiori) che, sempre per la carabina, utilizzano il comando vocale per sparare? Ma le variazioni non tolgono nulla al valore di ogni disciplina, la quale, opportunamente ridefinita, conserva un'innegabile utilità per il riequilibrio psicologico del portatore di handicap. Qualsiasi difetto fisico e sensoriale, infatti, provoca problemi psicologici e il portatore di handicap è sottoposto a frustrazioni e fallimenti. Le reazioni sono soggettive e dipendono da molteplici fattori. Ciò che caratterizza questi atleti è la volontà con cui hanno deciso di "non accettare" il loro limite e di affrontare la disabilità sul terreno impossibile imposto dal limite, volendo fare, cioè, quello che non possono fare: non vedono e vogliono sparare, non possono camminare e sciano, non hanno più le braccia e ricorrono alla voce per premere il grilletto, si affidano agli occhi di una guida per vedere ciò che non sono più in grado di vedere. Sovvertono tutto, ricorrendo a "trucchi" e tecnologie, anche a costo di apparire ancora più diversi. Il disabile condivide lo stesso obiettivo dell'atleta "normodotato", quello di raggiungere i confini dei propri limiti: ma lui non può solo toccare e fermarsi al limite impostogli dall'handicap (sarebbe poco) e deve andare oltre, superandolo per competere non solo con se stesso quanto con i non-disabili. Lo sport diventa così un'esperienza in grado di eliminare le barriere costruite tra gli uomini.




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Ultimo Aggiornamento Luglio 2006.
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